24/06/2010
TRE A DUE
FINE
Isner-Mahut è finita. 3-2 per Isner. Ha vinto l'ultimo set, dopo settecento ore di gioco, per 70 a 68. Epico.
Con lo stesso punteggio (3-2) (non 70-68) mi dicono che l'Italia l'ha preso in culo dalla Slovacchia. No, non l'Italia: Lippi. Sono contento e stanotte mi vedrò con calma gli highlights.
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WIMBLEDON
02:13 Scritto da: settore in sport | Link permanente | Commenti (184) | Segnala | Tag: wimbledon, tennis, isner, mahut | OKNOtizie |
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05/06/2010
TERRA ROSSA
SCHIAVO TUO
A parte che lo sport ai massimi livelli è trasversalmente bello e merita ammirazione a prescindere, bisogna anche fare qualche differenza. Tra sport globali e sport di nicchia, per esempio: non è la stessa cosa vincere un torneo mondiale di ruzzola e uno di tennis, giusto per arrivare subito al dunque. E non è la stessa cosa vincere in uno dei nostri tradizionali orticelli (scherma, tiro, ecc.) e vincere nell'orticello degli altri dopo decenni di stenti più o meno accentuati. Quindi trionfare al Roland Garros, se sei piccolina e già vicina ai trenta, se appartieni a una scuola e a un sistema piuttosto scalcinati, all'interno di un tabellone pieno di ragazzone vitaminiche, numero 17 in tutto e per tutto, beh, è un'impresona pazzesca. Francesca Schiavone ha avuto anche un po' di culo, perché in un torneo del Grande Slam la strada ti si può improvvisamente aprire al di là delle tua più rosee speranze. Però quando vinci sette partite il culo ha un'importanza relativa: procedendo per organi umani, ci vogliono anche testa e coglioni, oltre che gambe e braccia. Sennò alla fine non ci arrivi mica, e soprattutto non vinci.
Alla Snai solo due italiani avevano giocato la Schiavone vincente prima dell'inizio del torneo. La davano a 150 e questi due cazzoni 15 giorni fa hanno puntato rispettivamente 4 e 3 euro, e questa sera - dopo un'abbondante seduta di autoerotismo - si saranno recati allo sportello con il loro cedolino a ritirare 600 e 450 euro con un sorriso a 32 denti. Anche questa cosa - la quotazione a 150 - spiega come vanno le cose nel tennis: pure se ti chiami Schiavone, hai vinto due Federation Cup, sei la numero 17 del mondo, sei una giocatrice rispettata e rispettabile da ormai qualche anno, e sei tra l'altro una specialista della terra rossa, ecco, più di 1 a 150 non vali. Sarebbe come giocare la Slovacchia o il Cile vincenti ai Mondiali di calcio. Non è che sia impossibile passare indenni da sei partite e poi vincere l'ultima, per carità. Ma come fai a puntare (seriamente, dico) la Slovacchia quando sai che dovrà vedersela con Brasile, Inghilterra, Spagna, Argentina eccetera?
Lo sport è bello per finali come quella di oggi, tra la 7 e la 17, passate indenni dal Brasile e dall'Argentina, dall'Inghilterra e dalla Spagna: le Williams e le decine di russe e slave si sono eliminate tra di loro e le superstiti hanno trovato queste due assatanate. Nella storia del Roland Garros solo 4 volte il torneo femminile è stato vinto da una giocatrice non tra le prime 10 della classifica, e solo una volta da un'italiana. Nella storia del tennis c'è stata solo la Jones (Wimbledon 1969) a vincere il suo primo Slam a un'età superiore a quella della Schiavone, che a 29 anni, 11 mesi e 4 giorni (circondata com'è da giovani culturiste bionde) sarebbe una pensionanda se non avesse ancora una gran voglia di giocare e di vincere.
Quindi, quanto vale il Roland Garros della Schiavone? Direi che siamo a livello della Pellegrini (regina del nuoto tra americane, cinesi e australiane), o di Sara Simeoni (primatista mondiale dell'alto quando le rivali dell'Est si dopavano in maniera clamorosa). Vincere uno Slam può anche essere estemporaneo, ma resta una cosa da impazzire. Tipo quell'argentino che con quattro gol si è vinto tre coppe. Ma quello è un uomo e gioca in uno squadrone. La Schiavo ha fatto tutto da sola, chapeau.
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SCHIAVONE, OVVERO
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03/06/2010
FRANCESCA SCHIAVONE
SULLA TERRA ROSSA
Ci sono superfici che diventano un po' luoghi dell'anima, per motivi del tutto personali. Il calcio si gioca su un prato, certo, ma a me emoziona il rumore di una palla che rimbalza sulla strada o rimbomba in un cortile, perché mi ricorda cose ben precise - di un'epoca, forse di un'era - e sensazioni ancora tattili di una certa modalità di football, o forse fulbar, quando si giocava davanti a casa e ad un tratto ci si fermava, ogni tanto, a far passare le macchine. E così il tennis per me è la terra rossa, perché ho iniziato così e ho continuato così, anche se poi la corruzione dei tempi ha portato il mateco e l'erba sintetica, e la palla fa un rumore sordo quando tocca la moquette. Il tennis è terra, non ci sono cazzi. Il tennis sono i calzini bianchi che a fine partita sono rossi. Il tennis è quel residuo rossastro che lasci a doccia finita. E' la polvere sulle palline. E' arrivare su una palla corta e strisciare, e lasciare due metri di scia e quando torni a fondo campo la sistemi con nonscialàns con la suola. E' innaffiare il campo, scientificamente: non poco, ma assolutamente non troppo. Questione di attimi.Dopo 34 anni c'è un italiano in finale di un torneo del Grande Slam. E' un'italiana, per essere precisi, ed è una su cui non avrei mai puntato un euro. Perchè cazzuta è cazzuta, la Schiavone, ma ormai ha trent'anni - e intorno ha una madria di slave maggiorenni non da molto - e non è una che sprizza precisamente genio e talento. E' una podista (e perciò mi sta simpatica) ma ha un braccio abbastanza ordinario, per quanto il rovescio a una mano mi regali sempre un brivido particolare. E poi le è capitato questo dualismo con la Pennetta (in realtà sono molto amiche), e quando tra due ragazze una è molto figa e l'altra meno, ecco, diciamo che quella più figa cattura di più l'attenzione al di là dei suoi effettivi meriti. Però la Schiavone è un'atleta vera, una che vende cara la pelle, ha vinto due volte la Davis femminile e tra alti e bassi è da dieci anni ai vertici del tennis, quindi buttala via. Sembrava però l'ennesima nostra incompiuta di 34 anni di tennis senza finali di Slam, con molti buoni comprimari, qualche talento eccelso (ma senza la dovuta testa) e uno sterminato elenco di tennisti/e abbonati al cinquantesimo posto della classifica. E invece guarda cosa ti combina al Roland Garros. E come minimo diventerà settima al mondo, record assoluto per una donna italiana. Che filotto.
Bello che Francesca Schiavone riporti il tennis italiano laddove l'aveva lasciato Panatta: in finale a Parigi, il regno della terra rossa. Nella finale più strana che mente umana potesse concepire (Schiavone-Stosur: ci sarà un pazzo che l'avrà giocata alla Snai?) magari lo vince anche, lo Slam, anche se ho visto gli ailàits dell'australiana e mi sono abbastanza impressionato. La Stosur sembra Wonder Woman, la Schiavone sprizza energia: ogni tanto una finale tra outsiders, invece che tra virago istituzionali, fa bene al tennis, csattamente come quella nuvoletta di terra che alzi quando aggiusti il piede prima di tirare.
18:27 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (143) | Segnala | Tag: tennis, francesca schiavone, roland garros, parigi, adriano panatta | OKNOtizie |
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30/07/2008
DOPING OGGI
FRANZA O SPAGNA (E' UN MAGNA MAGNA)
Riccò è un pirla. Non tanto per il fatto di essersi dopato (pagherà il dovuto, cazzi suoi), quanto per essersi costruito addosso il personaggio dello spacconcello vincente sapendo di barare, con zero rispetto per tutti - avversari, compagni, pubblico - e una faccia di tolla fuori dal comune. Lo sport non se ne fa un cazzo dei Riccò, e non ci mancherà così come non ci è mancato Basso per due anni, lui e le sue confessioni a rate, ti dico non ti dico. Begli esempi. Giusto il tempo di elevarli agli altari che si scoprono bombati fino all'orlo.
Ma visto che siamo in argomento, e mi sento bello carico, perchè non parlare della Spagna? Uh, la Spagna. Questa simpatica e pittoresca nazione, simbolo della rinascita (politica, storica, economica e ora anche sportiva), che quest'anno sta facendo incetta di ogni cosa: Europei di calcio, Wimbledon, Giro, Tour. Che facciamo, ci mettiamo la mano sul fuoco? O buttiamo qua e là qualche salutare dubbio, invece di mettere aureole a destra e manca? Partiamo dalla fine, cioè dal Tour. Un ex-gregario di 33 anni con 5 vittorie in carriera (una ogni due anni abbondanti) che vince la più importante corsa a tappe del mondo, voglio dire, non è come minimo un po' strano? Assodato che del ciclismo e dei ciclisti è ormai impossibile fidarsi, vogliamo un attimo parlare della Spagna?
La simpatica Spagna, teatro dell'operazione Puerto e di tutto ciò che ne è conseguito, per me è soprattutto un Paese dove la lotta al doping è - come dire - un pochino più blanda che altrove. E quindi questo mi autorizza a pensare male. Persino la farlocca Italia ha imboccato la strada del rigore più assoluto, al limitare della gogna. La Spagna no. Ripensi a certe epoche recenti: chi si ricorda quando la "scuola spagnola" esplose nel mezzofondo e a livello europeo facevano incetta di medaglie? Una generazione scomparsa così come era arrivata, tutti insieme, puff? E questi tennisti paranormali? A mazzi, ne escono. Perchè la Spagna produce infornate di tennisti tutti uguali (terribilmente atletici ed esplosivi) e noi no? E perchè se dici a un ciclista "cazzo, siete tutti bombati" lui ti risponde "perchè, cosa credi che avvenga negli altri sport? Solo che a noi controllano anche quante volte trombiamo". E se li incalzi, ti dicono: "Per esempio, il tennis". Già, il tennis. Dalla pallacorda a oggi ne avranno squalificati tre. Secondo me siamo circondati da centinaia di Riccò - giovani, belli e spavaldi - e noi stiamo lì come degli ebeti a pagare l'abbonamento a Sky Sport. Lo spettacolo deve continuare: cambiare il bouquet è troppo complicato.
06/07/2008
L'ERA NADAL
GRAZIE RAFA, GRAZIE ROGER
Ho poggiato le terga sul divano alle ore 16 e mi sono alzato alle 22.30, a premiazione conclusa, quando su Londra erano ormai calate le ombre della sera e a illuminare il campo c'erano solo i flash dei fotografi, e non si vedeva nemmeno più quella cariatide del duca di Kent, e nemmeno Borg che era in tribuna con una fighetta che si copriva con un plaid verde e viola. Se Sky avesse deciso di ricominciare dall'inizio e di mandare immediatamente la replica, probabilmente sarei ancora lì, sul divano, in estasi. Mi spiace se l'avete persa, perché la finale di Wimbledon è stata fantastica, un inno allo sport, una delle più belle partite di tennis che abbia mai visto (e ne ho viste un casino), sicuramente la più bella degli ultimi anni, almeno del Terzo millennio. Le statistiche all time mi dicono che ho assistito alla finale più lunga (4 ore e 48 minuti) e con più game (62) della storia di questo torneo, cui vanno aggiunti un'ora e tre quarti di interruzione per la pioggia. Ma non mi metterò qui a fare il Rino Tommasi. Dico solo che è stato un match magnifico e che quei due lì, Rafael Nadal e Roger Federer, sono due campioni strepitosi. Più la partita andava avanti, e si complicava, più hanno giocato bene. E i colpi migliori (pazzeschi, a volte) sono arrivati nei momenti più difficili, quando di solito ci si caga addosso. Se per caso vi capitasse di vedere una replica, guardate cosa non hanno fatto nel tie-break del quarto set, o guardatevi tutto il quinto. E' il passaggio di consegne tra Federer l'artista e Nadal l'agonista. Ma lo spagnolo non è più solo un randellatore: è diventato un campione completo, ha battuto Federer sull'erba e adesso il numero uno in pectore è lui. Un solo difetto: al momento delle foto di rito ha morso la coppa. Non l'ha baciata: l'ha morsa. Se non fosse che è un tennista e un atleta sublime, l'avrei preso a calci in culo. Tra un mese ci sono le Olimpiadi e sarà tutto un mordere di medaglie. Sudo freddo. Se solo sapessi l'indirizzo, mi incatenerei davanti alla sede del Cio. Questa cosa dei morsi alle medaglie deve finire, cazzo.
23:25 Scritto da: settore in sport | Link permanente | Commenti (112) | Segnala | Tag: tennis, wimbledon, nadal, federer | OKNOtizie |
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