Blog ufficiale di Virgilio

19/10/2010

HORROR

SAPESSI COM'E' STRANA

(L'ITALIA CHE SI NUTRE DI AVETRANA)

Il Tg1 di ieri sera ha toccato vertici sublimi. In diretta davanti a casa Misseri, l'inviata minzoliniana parlava dell'eccesiva pressione mediatica sulla vicenda. In pratica, come se Hitler in diretta radio nel 1939 parlasse di eccessiva pressione sulla Polonia. Questa poveraccia ha dovuto fare i salti mortali per dare qualche straccio di notizia sulla vicenda (e quale non è ancora stata data, scusate?) e presentare un'intervista a Ernesto Caffo che se la prendeva con la morbosità della tv. Domanda imbarazzata della cronista: professore, a quali trasmissioni si riferisce?

Caffo, diobono, ma perché non le hai risposto: "Ce l'ho con te e con chi ti ha mandato qua e con quelle merde che ti dirigono a bacchetta e a pioggia con tutti gli sciacalli fino alla quinta generazione", perché?

La realtà purtroppo non è così ricca di sfaccettature. Caffo si limitava a rispondere: quelle del pomeriggio, rianimando così la cronista che pensava di dover rifare tutto. Fine del servizio? Macché. Siccome sulla vicenda c'è un'eccessiva pressione mediatica, il Tg1 aveva dislocato una seconda inviata davanti alla procura di Taranto, dove non succedeva un cazzo, come del resto davanti a casa Misseri. Alla fine del servizio - un calvario, in cui non stava dando uno straccio di notizia e in più, a causa del vento, combatteva con i capelli che le finivano in bocca - l'inviata si eccitava un casino: "Per ora è tutto, ma qui le notizie si susseguono di minuto in minuto e le potete seguire su tg1.rai.it, a voi Roma!" diceva passando la linea allo studio e accusando un orgasmo vaginale (Minzolini, da Roma, aziona un dildo a distanza).

Siccome questo è un blog di servizio, sono andato a vedere cosa c'è su tg1.rai.it e quali grandi novità si susseguono di minuto in minuto:

niente. C'è il servizio del tg delle 20, che già conteneva niente. Poi tutti a nanna.

E io, che pure con Garlasco a pochi metri dovrei avere alzato la soglia del dolore, stavo per prendere il monitor del pc per scagliarlo giù dal quarto fottuto piano, ma poi ci ho ripensato: non voglio finire in un tg che mi fa la rettoscopia per sapere perché ho buttato il mio monitor proprio mentre sotto casa passa un ignaro tassista rumeno accusato di stalking che sta per farsi sciogliere nell'acido. No. Ho posato il monitor e, visto che sono al pc, scrivo un post.

Sono nauseato da italiano, padre, persona adulta, cittadino, giornalista e anche da casellante. Quando quella del Tg1 guardando in camera - quindi guardando noi - dice che sulla vicenda c'è eccessiva pressione mediatica, e lo dice tenendo in mano un microfono, facendosi inquadrare davanti alla casa di un presunto assassino, ripresa da un cameraman assistito da almeno un paio di tecnici, a pochi metri da un pullman regia e da un enorme padellone puntato verso Hotbird o il cazzo che è, ecco, in quel preciso istante tutti gli italiani di buon senso dovrebbero alzarsi e urlare fuori dalla finestra qualcosa, tipo quella scena di Quinto Potere, urlare un basta, un vaffanculo, un porcatroia, un qualcosa che segni il territorio, una barriera  vocale e concettuale contro la sbobba che ci propinano, il lavaggio del cervello che ci fanno, la centrifuga in cui cercano di metterci tanto da non farci più distinguere un Verissimo da un Tg, una storia vera da una fiction, l'assassinio di una ragazza di 15 anni da un reality americano sugli assassini di ragazze di 15 anni.

Basta. Basta!

Basta sentir chiamare per nome questi mentecatti, Michele, Cosima, Sabrina, ma chi cazzo sono? Ci avete mai mangiato la pastasciutta? Sono i buoni o i cattivi? Quanto share vi rendono, quanti minispot vi fruttano? E' per questo che li chiamate per nome? Sono vostri colleghi, vostri soci?

Poi c'è il moralismo un tanto al chilo. Servizi scandalizzati per i turisti dell'orrore. E chi ce li manda là? Provate a non dedicare la solita oretta quotidiana ad Avetrana, e vedrete che la gente tornerà tranquilla all'Esselunga.

Leggo di ministri che se la prendono con la Gabanelli, direttori generali che multano i Santori e non firmano i contratti dei Saviani. Ma certo: l'importante è che Michele faccia vilipendio del cadavere nudo della nipote, l'importante è che Sabrina sia compatibile con lo strangolamento della cugina. Di tutto il resto - di un paese che va a rotoli, scientemente - chi cazzo se ne frega?

Dopo 10 minuti di Avetrana, 5 minuti se ne sono andati per la notizia di un vigile che ha multato il sindaco. Perché bisogna dire che c'è eccessiva pressione mediatica e nel contempo farla, non dire una sega di Antigua ma fare il culo alla Gabanelli, e poi bisogna trovare sempre un minutino per consentire a Quagliarello di guardarmi fisso e dirmi cosa devo fare. Non mi avrete mai, pezzi di merda.

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01:51 Scritto da: settore in real life | Link permanente | Commenti (538) | Segnala | Tag: tv, italia, avetrana, tg1 | OKNOtizie |  Facebook

23/06/2009

INFORMAZIONE/2

ALTRI TEMPI

Augusto Minzolini, 29 ottobre 1994

“Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. […] Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla Rai nasceva dai salotti di Gbr, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico”

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14:57 Scritto da: settore in politica | Link permanente | Commenti (337) | Segnala | Tag: minzolini, berlusconi, tg1 | OKNOtizie |  Facebook

L'INFORMAZIONE

SVENGO DOPO IL TG

Se il direttore generale dei casellanti apparisse in tv a dire, guardando fisso la telecamera, che le autostrade italiane sono tutte sicure e a buon mercato, troverebbe certamente milioni di sciampiste, casalinghe, pensionati, ragazzotti e (categoria trasversale ed enorme) poveri di spirito che, mentre si ingozzano a tavola e guardano il video tra un boccone e l'altro, sarebbero pronti a dire "Beh, è vero, in fondo non si paga un cazzo. Mi passi il Tavernello? Quando inizia Affari tuoi (rutto)?". Ma sprofondati in qualche poltrona, o assisi in qualche desco familiare, potrebbero esserci degli agenti di commercio dal senso critico che potrebbero dire: "Ma che faccia da culo!". E in mutande sul divano, in attesa di indossare la divisa e andarsi a fare il turno di notte, ci potrebbe essere qualche casellante incredulo: "Il direttore dei casellanti? Quello lì? Il mio direttore?"

Su Berlusconi che, tramite terze persone dotate di accesso al portafoglio e al portone di casa, si riempie la casa di ragazze e a qualcuna dà appuntamento sul lettone potrei dire che decideranno il tempo e la storia, e se il tempo e la storia non decideranno un cazzo io non posso farci niente perchè sono uno su sessanta milioni. Su questa vicenda si può dire e pensare quello che si vuole, finchè l'Italia rimarrà un paese occidentale. C'è gente che scrive, c'è gente che dichiara, c'è gente che indaga. C'è gente che assiste, gente che legge. Più il tempo passa e più ci si anestetizza. Questo spettacolo grottesco diventa ogni giorno più normale. Il modello è discutibile ma compatibile. Altrove sarebbe successo qualcosa, ma l'Italia non è altrove. Non possiamo essere uno stato laico a giorni alterni. Possiamo anche essere uno stato laido. Vive la libertè.

Ma Minzolini no, ragazzi. Minzolini no. Minzolini, nel fare da traino ad Affari tuoi, può anche raccontare alle sciampiste e ai pensionati che quelle su Berlusconi non sono notizie, benchè ne parli il mondo, ma non lo può raccontare a me. Guarda il mio naso, Minzo, guardalo. Vedi un anello? Guardami: sono vestito all'occidentale, vedi? Non ho un casco di banane a occultarmi il pacco. Sono collegato alla rete del metano, non accendo il fuoco sfregando due legnetti. Guardami, Minzo. Anzi, guardaci. Siamo meno delle sciampiste, ma siamo comunque tanti. Non suoniamo il bongo tutto il giorno, non andiamo a caccia con la lancia, non costruiamo monili di selce. Ho la macchina, Minzo. Ho il computer. Il mio water è collegato alla fognatura. Alzo il telefono e sento tu-tu-tu-, funziona. Funziona! Ho la banda larga! Larga!

Mi dici che sono tutti gossip, che non c'è una notizia, che si sono altre motivazioni dietro questa campagna. Lo dici occhi in camera ma senza guardarmi il naso, pensando tranquillamente a una massa pigra e acritica, una distesa di anelli che fanno plin-plin annuendo. Non c'entra la politica,  non c'entra l'orientamento. C'entra solo la passività, la sommarietà. Lo dici pensando che siamo tutti consumatori finali, vero? Non di quella cosa là, lo voglio precisare. Consumatori finali a tutto tondo, delle cose che ci vogliono far comprare, delle cose che ci raccontano e ci vogliono far credere. Certo non consumatori delle cose che non vediamo o non sappiamo. Grazie, grazie per aiutarci ogni giorno a fare selezione a monte. Troppa roba non va bene. Dateci le cose scelte. Il meglio. Dateci il vostro tg tipo Mediashopping, tutti sorridenti, tutte offerte, tutto bello.

Non mi puoi, Minzo, paragonare Berlusconi a Sircana, perchè non sei mica pazzo. Anzi, sei  evidentemente lucidissimo, e anche se non hai la presenza rassicurante di qualche tuo predecessore, anche se la tua faccia non trasmette la minima bonarietà (lo sguardo è quello perfido dei tuoi giorni migliori, quando ancora non avevi il colletto bianco) e magari non piacerai a nonne e ragazzine come un Mentana o uno Sposini, tu ti puoi permettere di dire certe cose dal palcoscenico informativo che ha i maggiori ascolti e un prestigio indistruttibile nell'immaginario collettivo, il diritto di primogenitura dell'informazione tv. E se tu mi paragoni Berlusconi e Sircana, se tu mi dici che quelle non sono notizie ma solo pettegolezzi, per il solo fatto di averlo detto dal Tg1, durante un Tg1, tu lo sai cosa succede, vero Minzo?

Succede che "lo ha detto la televisione".

E quindi è vero. E quindi per una fetta enorme di questo bislacco paese, che non  compra i giornali e pensa di sapere tutto guardando il tg prima di Affari tuoi mangiando l'abbacchio, quello che sta accadendo in questi giorni in Italia sono tutte cazzate montate ad arte dai comunisti che fanno entrare i negri in Italia li mortacci loro che vengono tutti qua perchè dalle altre parti gli sparano ma qui ci sono i comunisti che li fanno entrare (rutto). Ogni tanto vengo a contatto con questa fascia di popolazione, la sento parlare, ne colgo il pensiero..Con orrore. C'è gente vestita come me, all'occidentale, ma che pensa e agisce come se avesse indosso una pelle di animale e una clava in mano. Gente che mi fa paura, nè più ne meno come te, Minzo. Sono quelli che ha modellato il tuo mentore, e che adesso sono la tua claque all'ora di cena, quella gente che ti fa sentire così tranquillo di parlare davanti a milioni di anelli che tintinnano e fanno la ola, in attesa di vedere se qualcuno vince un milione aprendo il pacco 15, Valle d'Aosta!

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19/06/2009

SEMPRE IN PIEDI

IL CORRIERE DELLA STEPPA

Scusate, mi sono accorto di essere andato un po' lungo. Quindi se preferite cliccare sulla Gazza o YouPorn fate pure, non mi offendo.

Il 4 maggio avevo scritto una cosa su Veronica, Noemi e Papi. Mi ero immaginato la reazione del direttore del Corriere, Ferruccio De Bortoli, al buco preso quel giorno da Repubblica. Si era già in piena fregola gossipara e quella mattina (una domenica mattina) la notizia che Veronica chiedeva il divorzio a Silvio ce l'avevano Repubblica e la Stampa, ma il Corriere no.

Cosa succede quando prendi un clamoroso buco da un concorrente? Succede che si innesca una reazione psico-professionale molto complessa. Un cocktail esplosivo che si compone di rispetto per il lavoro dei colleghi di opposta sponda/fair play (5 per cento), vergogna (5 per cento), incazzatura (25 per cento), presa di distanza dalla notizia perchè non solo tu non ce l'hai, ma l'hanno data proprio delle merde di (qui inserire il nome del giornale in questione), porca troia, e che non capiti più! (65 per cento). Tutto questo comporta che la notizia, soprattutto se non ha una ferrea oggettività (come quando muore qualcuno, o arrestano qualcun altro, o scoppia una guerra, o trasferiscono un giocatore), diventa - per partito preso - una mezza notizia. Sei costretto a riprenderla, ma non puoi darle quel profilo clamoroso che magari merita perchè, appunto, l'hanno trovata altri, quelli cioè che te l'hanno appena messo in quel posto. Il mestiere del giornalista è meraviglioso ma devi augurarti di non finire mai in una situazione del genere. Sei sempre di rincorsa, non sai mai cosa cazzo inventarti, ben difficilmente troverai qualcosa in più dei concorrenti (evidentemente meglio introdotti e ormai in largo vantaggio). Devi sperare che succeda qualcos'altro, che ti permetta almeno di pareggiare e ripartire quasi da zero. Altrimenti son tutte tranvate. Il Corriere, per un mese, non ha potuto evidentemente esimersi dallo scrivere di Noemi eccetera, ma stando bene attento a dare l'impressione di non puntarci più di tanto, perchè rimaneva un filone con il peccato originale, quello di essere stato scoperto e alimentato da Repubblica.

A questo stesso motivo si è per settimane aggrappato anche Berlusconi. I fatti e gli addebiti sono passati in secondo piano. E con loro le giustificazioni, le smentite, le controsmentite, le controprecisazioni. Roba grottesca, ridicola, ma senza effetto appunto. Perchè il premier, da genio della comunicazione qual è, ha fatto passare il messaggio che tutta questa storia, in quanto cavalcata da Repubblica, non fosse altro che una macchinazione della sinistra ai suoi danni. E quindi, automaticamente, falsa. E qualora ci fosse stata della verità, sarebbe stata distorta ad arte. Figuriamoci, poi, la storia delle dieci domande di Repubblica al premier: ma quando mai? Perchè Berlusconi avrebbe dovuto rispondere a quell'interrogatorio comunista? Insomma, il Berlusca tutto sommato era riuscito a cadere in piedi, come sempre.

Ferruccio De Bortoli, la sera dopo il buco (la voragine, la fossa delle Marianne, un carotaggio fino alla Nuova Zelanda), era apparso a Porta a Porta, in collegamento da Milano, per intervistare Berlusconi. Era una puntata già organizzata per altri motivi (per sentire la solita marea di cifre, percentuali e parole buttate lì alla cazzo dall'Incantatore) (quando comincia a dire 'per ciuento' io sto male), ma che fu inevitabilmente dedicata per una parte (la prima, quella di maggior ascolto) alle faccende familiari e napoletane del Berlusca. Vespa fece finta di non potersi esimere dal mettere i piedi nel piatto. A De Bortoli (quanto sa essere crudele il giornalismo) toccò entrare della questione che tanto l'aveva fatto soffire il giorno prima. Aveva un fare ossequioso e imbarazzato. Ha difeso il diritto di cronaca e ha provato a fare un paio di domande precise al premier, che ha risposto con il solito tono con cui intorta milioni di italiani ogni volta che apre bocca (è un genio, lo riconosco). Poi ci fu un accenno di linguinbocca tra i due: De Bortoli faceva domande quasi giustificandosi che la professione glielo imponeva, Berlusca ringraziava Iddio e la Rcs per l'esistenza del Corriere quale organo d'informazione corretto e indipendente.

Ma ieri è accaduto l'imponderabile (per Berlusconi). La notizia che a Bari è stata aperta un'inchiesta sulle donne portate dietro pagamento alle feste di Berlusconi non l'ha scritta Repubblica, ma il Corriere. E' passato un giorno e, dico la verità, mi aspettavo qualcosina in più. E invece niente, la solita sbobba. Questi si sono scomposti solo un po'. Un pochino.

Non per altro, ma da Palazzo Chigi invece del solito commento ("Comunisti, comunisti") è uscita una nota, al solito sprezzante ma anche un po' preoccupata. Un conto è avere Repubblica contro, e farla passare per l'house organ del socialismo reale universale. Un conto è vedere che il Corriere apre una seconda breccia. Quasi timidamente (un notizione così, in prima pagina, aveva un titolinuccino così), ma in modo diretto e inequivocabile. Repubblica non si è fatta gli stessi scrupoli del Corriere: ha incassato il buco e ci ha aperto il giornale stamattina. Tanto da far sospettare un accodo sottobanco: scrivila tu, dai, che io la rilancio alla grande. A Repubblica una cosa del genere converrebbe, perchè sarebbe la certificazione non-comunista alla campagna anti-Papi. Ma forse sono io che ho visto troppi film.

Comunque, il re adesso è un po' più nudo, tipo l'ex-primo ministro ceco che andava in giro lancia in resta a Villa Certosa. Non c'è nulla di penalmente rilevante? Boh, può darsi. Il problema è che sarà la centesima cosa penalmente irrilevante, ma moralmente irritante, che questo quasi 73enne in trance agonistica ha fatto da quando ci governa. Io rispetto i meccanismi democratici ma rivendico il diritto di non farmene una ragione. Questo si fa le leggi per sè, nega le evidenze, ha uno stile di vita da emiro infoiato, dice le cose e le smentisce verso sera. Si circonda di gente tipo Ghedini, che nei riguardi di una donna pagata e invitata a corte parla del Berlusca come "consumatore finale" e quindi ignaro degli eventuali rigiri precedenti, pestando una tale serie di merde sostanziali e morali che bisognerebbe esiliarlo da questo paese pur farlocco che non ha bisogno di avvocati Terminator. Si circonda di un mondo dorato e di gente che non gli turba il paesaggio. Il direttore del Tg1, che una volta era un temuto e informatissimo cronista parlamentare, oggi assembla i notiziari a misura del sultano, di cui - in quanto collaboratore di Panorama, incarico che si ostina a non lasciare - è a libro paga direttamente tramite Mondadori, oltre che indirettamente tramite Rai.

Dicono le cose e poi dicono che non le hanno dette, bollano di comunismo qualsiasi critica, parlano per banalità e luoghi comuni. Adesso ci diranno che il Corriere sembra normale, ma è più a sinistra del Manifesto e quindi occhio, non fate pubblicità a questi stalinisti dell'editoria. E la gente gli dirà di tener duro e soprattutto di fare presto, chè dopo il tg c'è Beautiful, l'unico non-luogo del mondo dove la gente si incrocia peggio che in Sardegna.

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14/04/2009

L'INFORMAZIONE

OMOLOGHESCION

santoro.jpgNon ho visto Santoro, ma non importa. C'è una sola banalissima considerazione da fare a riguardo: se Santoro ha detto il falso, diffamato qualcuno, oppure in qualche modo manipolato le informazioni, allora gli si faccia il culo, punto e stop, come a ogni giornalista che si macchi delle stesse colpe, Santoro come l'ultimo dei settorucci sparsi per lo stivale. In tutti gli altri casi, il problema non esiste. Fa specie che lo pongano alte cariche dello Stato, che dovrebbero conoscere la Costituzione più di altri, o semplicemente sapere come vanno le cose della vita. Non si può negare a nessuno il diritto di fare un'informazione diversa, anche provocatoria, purchè nei limiti della verità oggettiva. Non si può negare a nessuno di essere fazioso, oppure antipatico. Non si può negare a nessuno il diritto di fare domande sgradevoli o insinuazioni pesanti. Se Emilio Fede ininterrottamente dal 1991 fa un telegiornale berlusconiano fino all'inverosimile, che il Minculpop al confronto era l'Independent, chi può impedire a Santoro di fare una trasmissione santoriana? O alla Gabanelli di fare le sue inchieste? Non dovrebbero essere domande da porre. Se si arriva al punto di farle, significa che bisogna un po' preoccuparsi.

berlusconi.jpgSantoro è pericoloso? Perchè, Fede non lo è? E se c'è uno, perchè non ci deve essere l'altro? Cosa chiediamo all'informazione televisiva? Di dirci che, comunque, tutto va bene? Ma questo, bisogna ricordarlo, è un paese dove Montanelli e Biagi hanno avuto i loro problemi. E l'allora quasi ottantenne Biagi fu di fatto cacciato dalla stessa persona che oggi dice che Santoro è indecente. Una storia ancora fresca, ma qui non impariamo nulla, dimentichiamo in fretta, ricordiamo solo quello che ci serve tenere a mente. Un paese è libero se c'è Santoro e se c'è Fede, se c'è Travaglio e se c'è Facci, se c'è Grillo e se c'è Capezzone. Dando per scontato che tutti esprimano le proprie posizioni basandosi sugli stessi dati e armandosi almeno di onestà intellettuale, se solo estromettiamo uno di questi (e di altri) mettiamo in pericolo la libertà di stampa e di opinione. Se ci interessa sentire solo ciò che ci piace, abbiamo il telecomando. Se ci interessa approfondire un problema e sentire campane diverse, abbiamo bisogno che tutte le campane possano suonare.

veltroni.jpgVista dall'Abruzzo, l'informazione di questi giorni è stata abbondantemente agiografica. Il governo ne esce mediamente bene, la protezione civile anche. Tutti belli, bravi ed efficenti. E' un piccolo pegno che si deve pagare alla pesantezza del momento e alla moratoria che tutti dovremmo sottoscrivere: lavorare tutti insieme e basta seghe. Un terremoto del sesto grado della scala Richter è una tragica sfiga, che un Veltroni al governo (già me lo vedo) avrebbe affrontato in maniera squisitamente berluscona: elmetto, strette di mano, lacrime, tono grave. Al di là del teatrino ci sono colpe gravi: la faccenda del calcestruzzo fatto con la sabbia di mare, o la faccenda dell'ospedale dell'Aquila inaugurato senza avere mai avuto l'agibilità. E su cose come queste - non ci sono cazzi - tutte le domande sono lecite, perchè sono morte trecento persone.

fede.jpgDietro gli editti anti-santoro, o dietro quella tragicomica scena della giornalista del Tg1 che a macerie fumanti leggeva i dati di ascolto e di share, si staglia invece la povertà e la volgarità intellettuale che appartiene a molta gente che, ai vari livelli, ci dirige, trasversalmente agli schieramenti. E mi preoccupo, per l'Italia e soprattutto per l'Abruzzo che ha bisogno solo di gente seria, olio di gomito e solidarietà. Se Santoro ha detto o sottoscritto falsità, lo si punisca. Se invece è solo un problema di carenza di affetto e di certezze, Berlusconi si guardi il Tg4 e non rompa le palle.