21/08/2008
PECHINO DAY 13 - BRAGAGNA E MONETTI
CAINO E ABELE
L'impalamento era un antico metodo di messa a morte di una persona tramite tortura, consistente nell'infilzare il condannato con un palo di legno, per poi sollevarlo in posizione verticale fissando il palo nel terreno. Affinché entrasse con facilità nel corpo del condannato, la punta veniva spalmata di olio o miele, il punto di entrata poteva essere l'ano, la vagina oppure una parte bassa dell'addome, il punto di uscita poteva essere la bocca o una scapola. Se non venivano lesi organi vitali, il supplizio poteva protrarsi per molti giorni, prima della morte.
L'incaprettamento (con riferimento al modo tradizionale di tenere l'animale immobilizzato) consiste invece nel legare mani e piedi di una persona dietro la schiena con una corda che passa anche intorno al collo così da provocare una morte per autostrangolamento o per rottura della giugulare.
Ecco. Se trovano Franco Bragagna impalato con un giavellotto, è chiaro che è stato Attilio Monetti. E se trovano Monetti legato incaprettato con un martello (in bocca, per velocizzare il soffocamento, un po' di fogli con statistiche e precedenti), è chiaro che è stato Bragagna. Quei due si odiano. Le lunghe telecronache dell'atletica sono diventate imbarazzanti. Mi aspetto sempre che da un momento all'altro Bragagna tolga la parola (come fa sistematicamente) a Monetti, ma con qualche formula umiliante del tipo: "Lasciami parlare, imbecille" oppure "Cazzo, ti avevo detto di pulire la scrivania". Oppure sono sempre lì sul chi vive ad attendere il precipitare degli eventi, con Bragagna che interrompe Monetti e Monetti che estrae un mitra e uccide tutti: Bragagna (sparandogli anche nelle palle in segno di spregio) e poi Tilli, Bellino, Elisabetta Caporale ("Attilio, no! Non sparare! Please don't shot! Caramba no despara! S’il vous plaît..." ta-ta-ta-ta-ta-ta), Petrucci, Amedeo Goria, il professor Dalmonte, Jacopo Volpi e Liu Xiang che passava di lì per caso.
E pensare che anni fa sembravano fatti l'uno per l'altro. L'esuberante Bragagna e l'uomo d'ordine Monetti, il guascone Bragagna e il ragionier Monetti. Chissà come mai si sono complicate le cose. Oggi sono come Al Bano e Romina nell'ultimo periodo del loro matrimonio: sono costretti a fare coppia ma si ammazzerebbero volentieri a mani nude. Pare che le prime precauzioni siano già state prese: una volta dormivano in camera doppia (in occasione di una Coppa del Mondo, per un errore del receptionist, addirittura in un letto matrimoniale), oggi i loro alberghi sono distanti chilometri. Prima di un meeting di Zurigo nel borsone di Bragagna era stato trovato dell'arsenico ("Ho il terrore dei topi"), in quello di Monetti della cicuta ("Sto studiando le statistiche all-time secondo il metodo socratico") e una commissione congiunta Fidal-Rai aveva deciso di metterli a distanza di sicurezza. Nel frattempo sono state proposte ai due giornalisti alcune soluzioni alternative: a Monetti è stato proposto il taekwondo, il softball e il pentathlon moderno, ma lui ha rifiutato dicendo che non c'erano abbastanza numeri da commentare. Bragagna invece non ha gradito la promozione a vicedirettore di RaiSport con il contestuale trasferimento alla vela ("No, cazzo, la classe Tornado è una palla pazzesca"). Nei mesi scorsi pare che il Coni abbia tentato dei riavvicinare le parti con l'aiuto di Elisabetta Caporale, che però ha rifiutato ("No, nein, niet, fuck you") di recarsi in guepierre nella stanza di Monetti per convincerlo a stringere la mano a Bragagna.
Oggi il copione è ormai ampiamente consolidato. Bragagna parla a raffica, Monetti interviene con ottimo tempismo nei rari momenti di pausa ma vene presto zittito con scuse puerili o pura arroganza. La grandezza di Monetti sta nel fatto che viene interrotto ma poi, alla prima occasione utile, riprende esattamente dal punto in cui si era fermato. Bragagna dopo un po' non trova più grande soddisfazione in questo giochetto sado-maso con Monetti, e negli ultimi giorni - pur mostrandosi più malleabile nei loro confronti - sta cominciando a prendersela anche con i due commentatori tecnici - uno non bastava per Bragagna, tenendo conto che c'è anche Monetti -, Tilli e Bellino, cui dà la parola per poi contraddirli a stretto giro. In questi casi - cioè nei momenti di para-dialogo tra Bragagna e i commentatori -, Monetti ne approfitta per andare in bagno oppure si macera dentro e si prepara al successivo intervento, che non deve contenere meno di quindici cifre e dodici raffronti (sa benissimo, in questo modo, di fare innervosire Bragagna).
Pare che tre giorni fa Bragagna, Tilli e Monetti siano andati a pranzo alla pizzeria "Bel Tibet" di Pechino.
cameriere: cosa volele da mangiale?
Tilli e Monetti (quasi in coro): dunque, io prenderei...
Bragagna: allora, io una quattro stagioni, Tilli una napoletana e Monetti una marinara, Da bere: io e Tilli due birre medie e Monetti un bicchiere di acqua del rubinetto, e alla fine ci porti tre caffè, a Monetti decaffeinato.
Tilli e Monetti (in coro): ma veramente...
cameriere: glazie.
Bragagna: senta, non per metterle fretta, ma poi dobbiamo andare a fare la telecronaca. Dica al pizzaiolo di sbrigarsi. Tre ricevute separate, grazie.
Monetti: era da Los Angeles 1984 che uno stesso atleta non riusciva a centrare la doppietta nei 100 e 200 metri. In quelle Olimpiadi fu Carl Lewis, il Figlio del vento, che...
cameriere: plego?
Monetti: no, niente.
Tilli: ahò, ma avete visto Bbbolte?
Monetti: era da 108 anni che la Giamaicaaaahia!
Bragagna (conficcando una forchetta nella mano di Monetti): oh, scusa Attilio!
Monetti: di nulla... non vinceva cinque medaglie d'oro nell'atletica.
Bragagna: eccerto, 108 anni fa la Giamaica chissà dov'era.
Tilli: ahò, me fate mori' voi due.
Bragagna: stai zitto, coglione. Ma 'sta pizza quando arriva? Cinesi del cazzo.










